6 comments on “Nannerl, una voce muta

  1. Caro anonimo appassionato di musica classica,
    la ringrazio per l’attenzione e mi complimento con lei per l’iniziativa di creare questo sito.
    Desidero fare una precisazione. Ho finito di scrivere “La sorella di Mozart” nel 2004, quando a nessuno era ancora mai venuto in mente di narrare il talento represso di Nannerl Mozart o di investigare seriamente sul medesimo. Esisteva solo un grazioso romanzo per bambini di una scrittrice canadese, Barbara Kathleen Nickel, “The secret wish of Nannerl Mozart”; ed era in corso di pubblicazione “Mozart’s Sister”, romanzo della compositrice australiana Allison Bauld, anche autrice di alcuni interessanti articoli (entrambi sono ordinabili su Internet, per chi legge l’inglese e fosse interessato). Sul piano scientifico esisteva solo una biografia autonoma, in tedesco e peraltro fuori stampa. Non so quindi a cosa lei si riferisca con il recente favoleggiare sulle doti di compositrice del personaggio in questione, che mi avrebbe ispirato il romanzo; tutto il resto (altri romanzi, film, convegni mozartiani ai quali ho peraltro talvolta partecipato in prima persona) è venuto dopo.
    D’altra parte è innegabile che di favoleggiamento si tratti; come lei giustamente afferma, nessuna composizione di Nannerl Mozart è giunta a noi. Abbiamo solo alcune lettere nelle quali il Maestro si complimenta con sua sorella per la “correttezza” delle parti che ha scritto e per la “bellezza” della musica che ha composto. Maggiori informazioni qui: http://www.ritacharbonnier.com/la-sorella-di-mozart-era-geniale-quanto-lui
    Non sono infine molto d’accordo con la sua affermazione secondo la quale il Mozart del mio romanzo sarebbe “dispettosissimo e insopportabile”. Egocentrico, magari, e chi non lo sarebbe con quel talento; ma dispettoso non mi sembra; e riguardo all’insopportabile, questa è la sua interpretazione e la rispetto, ma tengo a precisare di non aver mai inteso dipingere negativamente la figura del Maestro, o infangare la sua memoria. Tutto il contrario.
    Un cordiale saluto e buon lavoro,
    Rita Charbonnier

  2. Gentilissima signora Charbonnier,

    Mi sono sentito emozionato e gratificato leggendo la Sua precisazione e vedendo che si è occupata di questo blog, e spero di non averLa in alcun modo offesa con il mio articoletto su Nannerl.

    Ammetto di aver confuso l’ordine dei fatti: nel gennaio 2009 ho assistito in quel di Torino a una piccola rappresentazione teatrale in cui la sorella di Mozart esprimeva in tenera età l’intenzione di comporre, desiderio subito frenato dal fratello e proibito severamente dal padre, e poiché ho letto il Suo libro solo qualche mese più tardi, ho invertito senza volerlo cause ed effetti.

    Nutrivo più che altro dei dubbi sulle difficoltà di ordine sociale che impedirono a Nannerl di affermarsi nel campo della composizione. Questo perché, senza andare a disturbare Ildegarda di Bingen, so che all’epoca di Mozart c’erano delle compositrici di valore come Maria Teresa Agnesi o, come mi ha informato uno dei miei blog amici (http://diesisebemolle.wordpress.com/2012/01/09/marianne-von-martinez/), la brava Marianne von Martinez, che divenne anche membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna, anche se non mi è ancora chiaro (ed è per questo che ne scrivo: per saperne di più) quanto fosse forte e radicato a quel tempo l’ostracismo nei confronti di una donna che volesse cimentarsi nella composizione.

    Ho inoltre letto il link che Lei ha aggiunto per attestare l’abilità di Nannerl e Le sono grato per averlo fatto, perché molte delle citazioni riportate non le avevo ancora lette ed essendo un appassionato di classica (non più anonimo, come vedrà dalla firma :-) ), sono curioso di tutto ciò che riguardi la musica e la biografia di Mozart; d’altronde, se non lo fossi, non avrei aperto questo blog.

    Infine, desideravo tornare sull’opinione che ho espresso sul Mozart ritratto nel Suo romanzo: spero che non me ne vorrà se la ribadisco, perché mi ha fatto almeno in parte l’impressione di un Don Giovanni su scala ridotta, con lo stesso disprezzo (anche se dalle conseguenze indubbiamente meno gravi) e la stessa spocchia dell’originale. Naturalmente non avevo intenzione di accusarLa di “dipingere negativamente la figura del Maestro, o di infangare la sua memoria”. Ma quand’anche Lei avesse voluto farlo, ne avrebbe avuto tutto il diritto.
    In ogni caso ho capito, man mano che proseguivo nella lettura del romanzo, che la Sua intenzione non era certamente questa.

    La ringrazio ancora per l’attenzione dedicatami :)

    Con grande stima

    Mario Altare

    • Caro Mario,
      non mi ha assolutamente offesa, anzi sono stata molto contenta di trovare il suo post. Chi pubblica un post talvolta non ci pensa, ma basta essere abbonati a un servizio di ricerca blog per ricevere una email automatica non appena determinate parole (come il titolo di un libro) vengono pubblicate da qualunque parte. Non sempre si riesce a rispondere a tutti, ma in un blog di argomento musicale come il suo, e dal quale traspare un’autentica passione, mi è sembrato importante.
      Riguardo alle resistenze sociali nei confronti delle musiciste nel tardo Settecento europeo, è vero che alcune compositrici ci sono state – mosche bianche. Ma il fatto che siano esistite una, due, tre, anche dieci compositrici su mille non mi sembra possa provare che il pregiudizio non esistesse; anzi, prova il contrario! Il pregiudizio esiste ancora oggi, e lo dimostra proprio la schiacciante maggioranza di compositori e direttori d’orchestra maschi; una direttrice d’orchestra fa notizia. E se ce ne sono ancora così poche, non è di certo perché le donne sono “naturalmente” inadatte alla composizione (forma moderna, reazionaria e insidiosa di pregiudizio), né perché gli uomini sono cattivi e impediscono loro di fare carriera (vittimismo poco produttivo); è perché le stesse donne, immerse in un certo tipo di cultura e di essa portatrici, sono poco propense a investire le proprie risorse in determinati ambiti.
      E’ da questo punto di vista, in realtà, che il mio romanzo forza un po’ le cose. Poiché è piuttosto improbabile che una donna del tardo ’700 ritenesse di avere gli stessi diritti del fratello maschio; che fosse pienamente consapevole delle ingiustizie che subiva. La “vera” Nannerl, come afferma lo stesso Leopold in una lettera, da bambina soffrì un po’ della crescente, generale attenzione attorno alle prodezze musicali del fratellino; poi crebbe… e iniziò ad ammalarsi. Con un occhio alla psicologia moderna, possiamo ipotizzare che i suoi malesseri fossero dovuti proprio all’impossibilità di manifestare apertamente, anche a se stessa, la propria infelicità.
      Di consapevolezza si tratta anche per il personaggio di Mozart. Lei fa benissimo a ribadire la sua impressione, e meno male che ce l’ha, così chiara, e se la tenga ben stretta! Quel che io ho cercato di ritrarre è un uomo che fa del male, sì, ma senza rendersene conto, poiché è stato educato a ritenere che la propria realizzazione artistica (lo scopo della sua vita) valga bene l’occasionale ferimento di qualcuno.
      Ricambio l’espressione della sua stima, la ringrazio ancora… e viva Mozart!
      Rita Charbonnier

  3. Gentilissima Rita,

    Le sono particolarmente grato per la precisazione sul Suo romanzo e per le informazioni che mi ha fornito sulla situazione delle compositrici nel ’700, secolo che è un’autentica miniera per chi ama la musica e che trovo via via più affascinante ogni volta che ho la possibilità di saperne di più.

    Volevo inoltre chiederLe se per cortesia posso aggiungere ai miei blog di musica (oltre a questo gestisco anche dailymozart.blogspot.com) un link al Suo blog, cosa che mi farebbe molto piacere.

    La saluto cordialmente

    Mario Altare

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