7 commenti su “Parigi tra Piccinni e Gluck: e Mozart?

  1. Un caloroso BEN TORNATO, sotto una simpatica nevicata virtuale ! Attendo nuove rivelazioni dal mondo “occulto” del grande Mozart… Buon lavoro e buone feste, Piero.

    • Grazie Piero 🙂 Qualcosa che bolle in pentola c’è, poi fortunatamente YouTube è un po’ più generoso con la musica mozartiana meno nota di quanto lo fosse in precedenza (le danze, per esempio) per cui dovrei avere altre cose da dire nei prossimi giorni.

      A rileggerci prossimamente e tanti auguri per le feste e di buon Natale!

  2. Caro Kraus, è un piacere tornare a leggerti 🙂
    Piccinni fu un compositore di tutto rispetto – non per nulla allievo del grande Durante – e sicuramente fece effetto su Mozart, sensibilissimo a tutte le buone idee musicali che gli venivano all’orecchio. A quanto pare non si interessò minimamente all’ennesima querelle che divideva Parigi, confermato da lettere del barone Grimm che ne lamenta l’apatia.
    L’influenza di Gluck in Idomeneo la vedo solo relativamente…l’opera rientra in quella corrente sperimentale della Germania del Sud che tendeva a mescolare elementi italiani, tedeschi e francesi (pensiamo alle opere di Jommelli e Traetta per Stoccarda e Mannheim). Con il “riformatore” fa sicuramente i conti (soprattutto in alcuni cori) ma nello stesso momento se ne distanzia, per lo sfarzo contrappuntistico e la ricca orchestrazione e per il trattamento del testo (un – non molto ben riuscito – libretto assolutamente mestastasiano)

  3. Grazie Megakles 🙂

    In effetti Gluck c’entra con l’Idomeneo solo fino a un certo punto, fermo restando che una differenza decisiva tra quell’opera seria e quelle precedenti di Mozart è ben avvertibile grazie alla nuova coscienza teatrale – se posso chiamarla così – che il nostro autore aveva ormai acquisito da qualche anno. Purtroppo non conosco le opere di Jommelli e Traetta, che pure un giorno dovrò trattare per farmi un’idea più precisa sulle influenze che hanno inciso sull’evoluzione di Mozart.

    Ah, a proposito del libretto di Varesco: è un bel coacervo di versi e versacci (ricordo che il Gallarati definì orribile il senario “Deh cessi ‘l scompiglio” per tacere delle altre cacofonie e ampollosità che, fortunatamente, non hanno impedito a Mozart di superare se stesso).

    • I punti migliori son quelli dove Varesco traduce quasi letteralmente i versi del libretto originale di Danchet per Campra. Anche nei balletti Mozart si rifà al modello gluckiano (la somiglianza tra la Chaconne mozartiana e quella di Gluck per l’Orfeo del 1774 è lampante: http://youtu.be/3RpMB4R8NbY?t=5m43s), pur scrivendo musica meno “rigida”

      • Bella anche la ciaccona gluckiana, tutt’altro che malvagia nonostante lo stile più impettito (come giustamente osservi; d’altronde l’Orfeo è un’opera che adoro). Ho invero trovato poche somiglianze, a parte il tema iniziale di Mozart che si sente abbastanza simile in un passo del balletto di Gluck.

  4. Pingback: La strana giornata di Alexandre Dumas | Non solo Mozart

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