La storia della foto

L’originale del dagherrotipo è smarrito e, considerando la delicatezza di questo genere di fotografie, non deve essersi conservato. Dal momento che il dagherrotipo era un procedimento positivo con cui si poteva realizzare un esemplare soltanto e non era possibile trarne copie, l’immagine costituiva un unicum e pertanto dovette appartenere inizialmente a Max Keller, che si trovava al centro della foto. All’epoca in cui questa venne scattata, presumibilmente le altre persone (a parte Philipp Lattner) non sapevano che cosa avesse di speciale.  La tecnica era nuova di zecca e, per la gente di allora, particolarmente misteriosa. È dubbio che Constanze Mozart fosse conscia di essere stata fotografata. Può darsi che fosse già ripartita quando l’immagine sviluppata venne consegnata a Keller, e sicuramente lei non ne aveva ricevuto alcuna copia. Keller era evidentemente soddisfattissimo per aver scelto la casa come sfondo, altrimenti difficilmente si sarebbe fatto fotografare almeno due volte davanti alla sua abitazione.

necrologio_Keller(Fig. 10)
Necrologio di Max Keller (1855)
Burghauser Wochenblatt

Anche dopo la morte di Keller, avvenuta nel 1855, le fotografie rimasero in possesso della sua famiglia. Nel 1856, dopo la morte di Josefa Keller, la figlia maggiore (anch’essa di nome Josefa) ereditò le foto, oltre alla casa e all’arredamento. Josefa Keller, conosciuta ad Altötting come “Kellerpeppi”, restò nubile fino alla propria morte (1898). Abitò la casa paterna, in alcuni periodi assieme al proprio nipote Max Moesmang, che provvisoriamente svolgeva mansioni di insegnante in quella località. Al tempo della foto, Josefa aveva 27 anni. Quando, nel 1865, il primo fotografo si stabilì ad Altötting, lei decise di far realizzare una copia del delicato dagherrotipo. Per Josefa, ormai cinquantaduenne, si trattava dell’unica immagine della propria famiglia e di se stessa nei suoi giovani anni che ella possedesse. La fotocopia venne realizzata nel laboratorio di Johann Niggl e provvista del numero di registrazione 33/65, segnato a mano. Perciò almeno l’anno di origine della foto disponibile attualmente nell’archivio comunale è chiaramente determinato.

Dopo la morte di Josefa, casa e arredamento andarono in eredità a sua nipote Josefa Moesmang, la figlia di sua sorella Luise, che aveva sposato il funzionario distrettuale Max Moesmang, ma poiché Josefa Moesmang morì già nel 1903, passarono al fratello Max, che all’epoca faceva l’insegnante a Monaco di Baviera. Max Moesmang vendette la casa di keller al comune, che intendeva trasformarla in un asilo per i poveri, ma a causa delle cattive condizioni dell’edificio la demolì per costruire al suo posto una scuola femminile. Durante lo sgombero della casa Max Moesmang, che era uno storico locale appassionato e scrupoloso, ritirò la parte ancora conservatasi dell’eredità del nonno, ne selezionò e catalogò accuratamente i documenti, da lui ritenuti importanti in relazione alle composizioni di Max Keller, e nel 1906 li trasferì nell’archivio della Cappella di Altötting.

verzeichniss(Fig. 11)
Catalogo di Max Keller (1849)
appartenente all’eredità di Max Keller
(Archivio della Cappella di Altötting)

In quel periodo scrisse due saggi sulle opere del nonno e del prozio Philipp Lattner. In una nota a piè di pagina, Moesmang aggiunse inoltre che nel 1903 il secondo dagherrotipo (il “Quartetto vocale”) si trovava ancora nella casa di Keller; in quello stesso anno ne fece realizzare almeno due copie nello studio fotografico di Hans Strauß (vedi il capitolo 2). Poiché Moesmang mostrò per l’importanza storica e fotografica delle immagini del nonno lo stesso scarso interesse che dedicò alla conoscenza tra Keller e Constanze Mozart, nei suoi due saggi non fece alcuna menzione di entrambi gli aspetti.

 skizzen(Fig. 12)
Schizzi musicali di Max Keller
inventariati nel 1916 da Max Moesmang

Nel 1916 Moesmang, all’epoca sessantasettenne, inviò i memorabilia di Max Keller ancora in proprio possesso (documenti, manoscritti, oltre alle foto e ai ritratti) alla fondazione locale di Altötting di Hugo e Paula Beck. Il Dott. Hugo Beck e sua moglie Paula (nata Esterer) erano una coppia di farmacisti benestanti che si erano dedicati con grande passione alla ricerca e alla raccolta di reperti locali. Accanto a immagini, mobili, oggetti folkloristici e una ricca biblioteca specializzata, curata e catalogata con la massima scrupolosità, i Beck possedevano anche una notevole collezione di fotografie storiche del XIX secolo dei cittadini di Altötting . Dal momento che conosceva le persone ritratte, Paula Beck annotava a mano i nomi e, occasionalmente le professioni o i rapporti di parentela sulle foto.

Fu sempre lei a fornire la descrizione di entrambe le immagini di Keller. Le informazioni necessarie glieli fornì senz’altro Max Moesmang, donatore degli oggetti, il che spiega anche l’errore che sfuggì a Paula Back: anziché Philipp Lattner, lei identificò l’uomo nel mezzo della foto come “Doktor (Johann Baptist) Keller, Sohn”, ossia “Dottor (Johann Baptist) Keller, figlio” (di Max Keller). Moesmang indicò le persone nella foto come “la madre, la zia, il nonno e la nonna, Constanze Mozart, la cuoca e lo zio”: il fatto che egli intendesse riferirsi al suo prozio Philipp Lattner non era evidente per Paula Beck.

Nel 1929 la collezione di Beck appartenente alla fondazione locale di Altötting divenne proprietà del comune, che nominò il donatore Dott. Hugo Beck cittadino onorario.  Parte degli oggetti di Keller, in particolare i ritratti e le carte, venne utilizzata per arredare il museo cittadino, mentre il resto venne integrato nel patrimonio dell’archivio comunale.

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