La stanza di Leopold

Lo conosciamo più grazie alle sue lettere, papà Leopold, che non attraverso la sua musica. Eppure potrebbe e dovrebbe incuriosirci il contrasto quanto meno straniante, se non paradossale, fra una parte delle sue composizioni e il suo carattere quasi perennemente burbero, tanto più se consideriamo che il figlio, vivace e dedito anche alla grassa risata, non ammetteva deroghe alla serietà della propria musica. Anche ammettendo che la famigerata Sinfonia dei giocattoli non sia di Leopold Mozart (sono saltate fuori parecchie attribuzioni), vi sono nondimeno alcune sue opere che fanno uso di strumenti o espedienti balzani ed eterodossi.

Prendiamo per esempio “Il viaggio in slitta musicale” (Die musikalische Schlittenfahrt, da non confondersi con la quasi omonima danza del figlio, dove l’unico elemento bizzarro è costituito dai campanellini che accompagnano il trio), in  cui “gli strumenti vengono usati in maniera insolita, non per riprodurre melodie e suoni ma talvolta per imitare con effetti onomatopeici i versi degli animali, i campanelli, e i rumori più impensabili, con grande divertimento per il pubblico.” (Dal documento “Leopold Mozart: Un viaggio in slitta”) o la sinfonia delle Nozze contadine (Die Bauernhochzeit), dove compaiono in organico una ghironda, una cornamusa e un salterio tedesco (Hackbrett). Insomma, da scostante e malmostoso, Leopold diventa talora gioviale quando si esprime in musica, quasi un amicone alla Joseph Haydn:

 

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